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Exit package: l’AI non ti licenzia, ti paga per andartene

Google paga i dipendenti in Svizzera e in altri quattro paesi per andarsene, Microsoft offre l’uscita volontaria a 60.000 persone. Cosa prevedono gli exit package e quanto c’entra davvero l’AI.

Pubblicato il 6 novembre 202610 minTempo stimato di lettura
Sede Microsoft con il logo sulla facciata: le big tech offrono exit package ai dipendenti

Se abitate dalle parti di Zurigo, Google non è un’azienda lontana della Silicon Valley: è il grande campus in città dove lavorano amici di amici, e dove quasi tutti conoscono qualcuno. Ecco perché la notizia di questi giorni mi ha colpito più del solito: da giugno Google offre ai suoi dipendenti in Svizzera, e non solo, un exit package, cioè un pacchetto economico per lasciare l’azienda di loro spontanea volontà.

Indice
  1. 1.Cosa sono gli exit package
  2. 2.Google: exit package in Svizzera e in altri quattro paesi
  3. 3.Microsoft: uscita volontaria per 60.000 dipendenti
  4. 4.Gli exit package a confronto
  5. 5.Non solo big tech: Amazon, Meta e le banche europee
  6. 6.Quanto c’entra davvero l’AI nei tagli
  7. 7.Perché le aziende preferiscono l’uscita volontaria
  8. 8.Domande frequenti sugli exit package
  9. 9.Considerazioni finali
  10. 10.Fonti

Non è un caso isolato. Nel giro di pochi mesi Microsoft ha proposto un’uscita volontaria a un quarto della sua forza lavoro, Amazon e Meta hanno tagliato decine di migliaia di posti, e in Europa le banche stanno facendo lo stesso, solo con meno clamore. Il filo che lega tutto, almeno a sentire i comunicati, è uno solo: l’intelligenza artificiale. La domanda è quanto ci sia di vero.

Cosa sono gli exit package

Un exit package (in inglese si parla anche di buyout o di voluntary exit program) è un’offerta che l’azienda fa ai dipendenti: chi accetta lascia il posto e in cambio riceve una somma, di solito calcolata in mensilità in base all’anzianità, più qualche extra come la copertura sanitaria per un periodo o un aiuto per trovare un nuovo lavoro. Nessuno è obbligato ad accettare, e questo è il punto: per l’azienda è un modo di ridurre o rimescolare il personale senza annunciare licenziamenti.

Google: exit package in Svizzera e in altri quattro paesi

La notizia l’ha data Reuters il 4 novembre, ripresa tra gli altri da PPC Land: da giugno Google offre pacchetti di uscita volontaria in Canada, Francia, Germania, Giappone e Svizzera, estendendo un programma che fino all’anno scorso riguardava solo alcune divisioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Google ha confermato, parlando di un’espansione globale “in alcuni paesi”, e nulla di più.

Le uniche condizioni note sono proprio quelle svizzere. Chi ha accettato ha ricevuto un mese di stipendio per ogni anno di servizio, fino a un massimo di 12 mesi: con cinque anni in azienda, cinque mensilità. Il programma è stato annunciato a metà giugno, le risposte sono arrivate entro metà luglio e le prime uscite ad agosto. In un team di circa 50 persone, almeno quattro hanno accettato.

Mappa dei paesi in cui Google e Microsoft hanno offerto exit package ai dipendenti
Fonte: Reuters via PPC Land (Google, 4 novembre 2026), blog ufficiale Microsoft (26 ottobre 2026), GeekWire. Paesi indicati dalle aziende o dalle fonti citate; per Google le condizioni sono note solo per la Svizzera. Mappa: Natural Earth.

Il dettaglio più interessante però è chi non ha ricevuto l’offerta: DeepMind, la divisione di ricerca sull’AI, e come già in passato Google Cloud. Non solo: Alphabet non sta affatto dimagrendo. Ha chiuso il terzo trimestre con 204.757 dipendenti, quasi 15.000 in più di un anno prima. Gli exit package quindi non riducono Google, ne cambiano la composizione.

E i soldi? Nel solo terzo trimestre 2026 Alphabet ha speso 51,4 miliardi di dollari in investimenti, soprattutto data center e chip, e il flusso di cassa libero è andato in negativo di oltre 9 miliardi pur con un utile di 26. Qualche liquidazione non chiude un buco del genere, ci mancherebbe, ma libera posizioni fuori dalle aree che il management considera prioritarie, cioè AI e cloud, senza dover pronunciare la parola “licenziamento”.

Microsoft: uscita volontaria per 60.000 dipendenti

Il caso Microsoft è ancora più vistoso. Il 26 ottobre la responsabile del personale Amy Coleman ha presentato ai dipendenti la nuova Voluntary Exit Offer: l’offerta vale per i dipendenti dei team che partecipano al programma in Canada, India, Regno Unito e Stati Uniti, dal livello 70 in giù, cioè fino a ruoli già molto senior. In tutto circa 60.000 persone, più o meno un quarto della forza lavoro.

Il pacchetto, secondo l’azienda, equivale alla liquidazione standard di Microsoft: stipendio base in funzione di anzianità e livello, maturazione delle azioni, copertura sanitaria per un periodo fisso e servizi di ricollocamento. Chi è idoneo ha tempo fino a inizio dicembre per decidere, e chi accetta lascerà l’azienda il 31 dicembre.

È la seconda volta quest’anno. Ad aprile Microsoft aveva lanciato il primo programma di pensionamento volontario della sua storia: circa 8.750 dipendenti americani idonei, il 7% della forza lavoro negli Stati Uniti, scelti con una formula che somma età e anni in azienda. Lo ha accettato circa il 30% degli aventi diritto, con un costo previsto di 900 milioni di dollari.

Questa volta l’azienda mette le mani avanti: un portavoce ha detto che programmi simili nel settore raccolgono adesioni tra il 3 e il 5%, e che non si tratta di un piano per ridimensionarsi. Interessante anche la mappa di chi è dentro e chi è fuori: secondo Reuters l’offerta riguarda AI experiences, Copilot, finanza, risorse umane, Xbox e Windows + Devices, mentre marketing, business commerciale e sicurezza sono esclusi. Quindi non è nemmeno una semplice storia di “chi lavora sull’AI resta, gli altri vanno”: perfino il team di Copilot è tra quelli a cui viene mostrata la porta.

Grafico degli investimenti di Microsoft quasi raddoppiati mentre i dipendenti calano
Fonte: bilancio annuale Microsoft (anno fiscale chiuso il 30 giugno 2026) via Fortune. Investimenti in immobili e attrezzature; dipendenti nel mondo al 30 giugno.

Gli exit package a confronto

AziendaChiQuantiCondizioni note
GoogleAlcune divisioni in Svizzera, Germania, Francia, Canada e Giappone (prima Stati Uniti e Regno Unito)Non comunicatoSvizzera: 1 mese di stipendio per anno di servizio, massimo 12. Esclusi DeepMind e Cloud
Microsoft (aprile)Dipendenti negli Stati Uniti con età + anzianità di almeno 70Circa 8.750 idonei, circa il 30% ha accettatoPensionamento volontario con liquidazione, sanità e azioni
Microsoft (ottobre)Team partecipanti in Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India, fino al livello 70Circa 60.000 idoneiLiquidazione standard, decisione entro inizio dicembre, uscita il 31 dicembre
LloydsDipendenti di diverse divisioni nel Regno UnitoNon comunicatoUscite previste nel primo trimestre 2027
Le condizioni note dei principali exit package del 2026. Fonti in fondo all’articolo.

Non solo big tech: Amazon, Meta e le banche europee

Allargando lo sguardo il quadro diventa più chiaro, e meno rassicurante.

  • Amazon: circa 16.000 posti tagliati a fine gennaio, dopo i 14.000 di ottobre 2025. L’amministratore delegato Andy Jassy aveva anticipato che con più AI generativa e agenti serviranno meno persone per alcuni lavori di oggi e più persone per altri.
  • Meta: a maggio ha licenziato il 10% del personale, circa 8.000 persone, dopo un piano interno (il cosiddetto Project OT, raccontato da Reuters) che immaginava team ridotti fino al 60% e un’azienda “AI native”. Piano poi in buona parte abbandonato, ci torno tra poco.
  • Banche europee: Barclays ha detto che entro fine anno avrà tagliato circa 5.000 posti, il 5% della forza lavoro, collegandoli direttamente agli investimenti tecnologici. Lloyds ha appena aperto un programma di uscite volontarie, mentre in Spagna Santander tratta con i sindacati un piano di prepensionamenti volontari.

Non tutto, ovviamente, è AI. BMW e Jaguar Land Rover stanno facendo uscite volontarie per ragioni che con i chatbot c’entrano poco (concorrenza cinese, dazi, transizione elettrica). Ma il formato è sempre lo stesso: ti pago per andartene, invece di mandarti via.

Quanto c’entra davvero l’AI nei tagli

Ecco, qui la questione si fa interessante. L’AI c’entra in due modi molto diversi, e vale la pena tenerli separati.

Il primo è economico. L’AI costa, tantissimo. Nell’anno fiscale chiuso a giugno Microsoft ha speso quasi il doppio dell’anno prima in immobili e attrezzature, mentre la forza lavoro calava di circa 5.000 persone. Più data center, meno persone: è quello che gli economisti chiamano spostamento dal lavoro al capitale. In questo senso l’AI è la causa scatenante anche quando non sostituisce nessuno: semplicemente si mangia il budget.

Il secondo è la sostituzione vera e propria, ed è molto più incerta. La società americana Challenger, Gray & Christmas conta ogni mese i tagli annunciati negli Stati Uniti e i motivi dichiarati dalle aziende: quest’anno l’AI è stata citata in 121.401 tagli, circa il 20% del totale. Il picco è arrivato in primavera, poi il crollo.

Grafico dei tagli di posti di lavoro attribuiti all’AI negli Stati Uniti mese per mese nel 2026
Fonte: Challenger, Gray & Christmas, rapporti mensili 2026 (tagli annunciati da aziende con sede negli Stati Uniti). Da maggio a ottobre dati pubblicati; da gennaio ad aprile Challenger pubblica solo la quota, quindi il numero è una stima (quota × totale del mese). Febbraio e agosto ricavati dai totali da inizio anno.

Attenzione però: “citata” non vuol dire “causata”. Dire che si taglia per l’AI suona molto meglio, agli occhi degli investitori, che ammettere di aver assunto troppo durante la pandemia. Non a caso il segretario del sindacato britannico Unite ha accusato Barclays di usare l’AI come scusa per liberarsi dei propri dipendenti.

E poi c’è Meta, che è un po’ la prova del nove. Secondo i documenti interni visti da Reuters, dopo la spinta sugli agenti AI gli incidenti tecnici gravi sono aumentati del 40%, il tempo passato a “spegnere incendi” del 70%, e la soddisfazione dei dipendenti è scesa dal 74 al 55%. A luglio lo stesso Mark Zuckerberg ha ammesso che gli agenti non erano maturati alla velocità sperata. Non è un caso isolato: secondo CNBC alcune aziende stanno già ripensando i tagli fatti in nome dell’AI e tornando sui propri passi, un fenomeno che gli esperti chiamano “AI rebounding”.

Perché le aziende preferiscono l’uscita volontaria

Ci si potrebbe chiedere perché pagare chi se ne va, quando si potrebbe semplicemente licenziare. Le ragioni, ad oggi, mi sembrano tre:

  • Immagine: un’uscita volontaria fa meno rumore di un licenziamento di massa, soprattutto quando l’azienda chiude il trimestre con miliardi di utile. Google in Svizzera se lo ricorda bene: nel 2023 il taglio di oltre 200 posti a Zurigo portò a proteste e a uno sciopero.
  • Selettività: si offre l’uscita solo ai team che si vogliono ridimensionare, e si tengono al riparo quelli strategici.
  • Europa: da noi licenziare in massa è più lento, costoso e passa dalle consultazioni con i dipendenti. Un pacchetto volontario è spesso la strada più rapida.

Tuttavia “volontario” non vuol dire “definitivo”. Reuters ricorda che almeno una volta Google ha fatto seguire alle offerte volontarie un giro di licenziamenti veri, nel gruppo Android e Pixel ad aprile 2025. E un economista della Boston University, sentito da Fortune, la mette giù senza giri di parole: per lui l’annuncio di Microsoft è il segnale chiaro che l’azienda vuole meno lavoratori, e si aspetta che altre big tech facciano lo stesso a breve.

Domande frequenti sugli exit package

Quanto paga l’exit package di Google in Svizzera?

Un mese di stipendio per ogni anno di servizio, fino a un massimo di 12 mesi. È l’unico paese per cui le condizioni sono state rese note.

Chi può accettare l’uscita volontaria di Microsoft?

I dipendenti dei team che partecipano al programma in Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India, dal livello 70 in giù: circa 60.000 persone. La decisione va presa entro inizio dicembre 2026 e l’uscita è fissata al 31 dicembre.

Gli exit package sono causati dall’AI?

In parte. L’AI pesa soprattutto sui costi, perché data center e chip assorbono budget che prima andava al personale. Come sostituto diretto dei lavoratori, invece, i dati sono molto meno chiari: negli Stati Uniti l’AI è stata citata in circa un taglio su cinque nel 2026, con un crollo in autunno.

Considerazioni finali

Nel mio caso, lavorando in azienda nell’IT, la tentazione è leggere tutto questo come la conferma che l’AI ci sta già sostituendo. Io però non credo sia ancora così. Quello che vedo nei numeri è altro: aziende che spendono cifre mai viste in data center, che devono giustificarle agli azionisti, e che usano il personale come voce di bilancio da riequilibrare. L’AI, ad oggi, è più la ragione per cui si taglia che lo strumento che rende possibile tagliare.

Nel mio ultimo articolo, Pochi vincitori, molti spettatori, parlavo di come l’AI possa svuotare il centro di una professione senza cancellarla. Gli exit package sono la versione aziendale della stessa storia: nessuno ti caccia, semplicemente ti viene fatto capire che il tuo posto vale un po’ meno di un rack di GPU.

Fonti

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